LA MIA CASA E I MIEI COINQUILINI 

è il titolo del film documentario, realizzato da Marcella Piccinini e dedicato alla figura di Joyce Lussu, che sarà possibile vedere a partire da giovedì 22 novembre 2018 a Cagliari e poi nei giorni a seguire a Iglesias, Oristano, Nuoro e Sassari. Il tour, promosso dalla Fondazione di Sardegna, dalla Società Umanitaria - Cineteca Sarda di Cagliari e dall’Istituto Emilio e Joyce Lussu, prende il via giovedì 22 novembre 2018alle ore 19.00 presso il Cinema Odissea di Cagliari (Viale Trieste 84) alla presenza della regista e con interventi del presidente della Fondazione di Sardegna dott. Intervengono: Antonello Cabras e della storica prof.ssa Luisa Maria Plaisant. Gli altri appuntamenti si svolgeranno a Iglesias il giorno 23, a Oristano il 26, a Nuoro il 27 e a Sassari il 28, grazie alla collaborazione dell’ISRE Istituto Superiore Regionale Etnografico Nuoro, del C.I.C. ARCI di Iglesias, del C:S.C. UNLA Oristano e del Laboratorio di Antropologia Visuale “Fiorenzo Serra” Sassari.

 

Il tour prevede anche cinque tappe in cinque Licei dei diversi centri sardi (il Liceo Classico Siotto di Cagliari, il Liceo Scientifico “G. Asproni” di Iglesias, il Liceo Classico “De Castro” di Oristano, il Liceo Classico “G. Asproni” di Nuoro e il Liceo Margherita di Castelvì di Sassari) a sottolineare il forte legame che Joyce Lussu aveva con le giovani generazione e con gli studenti.

 

Il documentario di Marcella Piccinini è dedicato alla figura di Joyce Lussu e ricostruisce la figura della grande personalità utilizzando materiali d’archivio di varia provenienza e riprese realizzate. La Società Umanitaria – Cineteca Sarda di Cagliari ha contribuito alla realizzazione del film mettendo a disposizione della regista i filmati raccolti con il progetto “La tua memoria è la nostra storia”, campagna promossa nel 2011 riguardante il cosiddetto raccolta del “cinema di famiglia”. Il film restituisce poeticamente la figura della scrittrice e partigiana Joyce Salvadori Paleotti, più conosciuta come Joyce Lussu, dal cognome del marito Emilio, rivoluzionario sardista, leader di Giustizia e libertà che ebbe un ruolo importante per la nascita della nostra Repubblica democratica. Scomparsa nel 1998, Joyce lottò contro ogni forma di fascismo e di oppressione, entrando anche in contatto con culture lontane e diverse. Partecipò attivamente alla Resistenza, per dedicarsi successivamente alla traduzione di poeti africani, arabi e asiatici.  Senza rinunciare mai alla sua attività politica, rivolta spesso al mondo delle donne e alle lotte femministe, anche se come ebbe a dire il nipote, Tommaso Lussu, che vive ad Armungia, «più che un pensiero femminista, quello di Joyce era un pensiero femminile. E in questo senso lungimirante e attualissimo».

 

 

 

Marcella Piccinini (Montichiari, 1974) vive da diversi anni a Bologna, dove ha studiato, diplomandosi all’Istituto d’Arte e all’Accademia di Belle Arti e laureandosi al Dams con indirizzo Cinema. In seguito, ha partecipato al corso di regia tenuto da Marco Bellocchio nel biennio 2007-2008, e ha poi frequentato la FAMU di Praga.

 

 

LA MIA CASA E I MIEI COINQUILINI

Regia: Marcella Piccinini

Anno di produzione: 2016

Durata: 57′

Con: Tommaso Giuffredi, Paola Lussu (Joyce Lussu), Marco Bellocchio, Daniela Ceselli 

Soggetto e Sceneggiatura: Marcella Piccinini

Musiche: Marco Biscarini (Evanthia Reboutsika. Registrazione Cantini); Patrizio Barontini (Evanthia Reboutsika. Registrazione Cantini); Luca Leprotti; Nico Della Vecchia; Daniele Furlati; Evanthia Reboutsika; Stefania Tscantret

Montaggio: Paolo Marzoni e Marcella Piccinini

Costumi e Scenografia: Marcella Piccinini

Fotografia: Raoul Torresi, Luigi "Gigi" Martinucci, Marcella Piccinini, Marcello Dapporto

Suono: Angelo Galeano, Iacopo Pineschi, Filippo Toso

Formato di ripresa: beta/super otto/8mm/16mm/35mm/HD

Formato di proiezione: HD, colore e bianco/nero

 

Sinossi: Marco Bellocchio nell’intervista fatta a Joyce nel 1994 parla del suo atteggiamento nei confronti della vita privo di sogni e di illusioni, ma estremamente attivo, chiedendole come sia possibile trasmettere le cose straordinarie che ha vissuto. Parlano di lei la sua borsetta di paglia ancora appesa ad una porta della sua camera, il cucù della sala, la sedia a dondolo di vimini, i suoi pettinini colorati appoggiati in bagno vicino allo specchio, i tappeti sardi, i fiori che Angela pone sempre sul tavolo della cucina, le canne che danzano con il vento. La casa di Joyce a Fermo, nelle Marche, è una casa che respira di vita, di una vita molte volte drammatica ma anche ricca di poesia. Il periodo da esule con Emilio Lussu a Parigi, le lotte delle donne in Sardegna, le traduzioni dei poeti che scrivevano “poesia utile”, quella che arriva direttamente, senza troppe parole alla conoscenza di altre realtà e al sentimento. Joyce traduce tanti poeti tra cui Nazim Hikmeth, turco e Agostinho Neto, che successivamente diventerà presidente dell’Angola. Ma i viaggi di Joyce non sono fatti di sole parole: sono soprattutto le tappe di una sua partecipazione attiva a una lotta comune, senza distinzioni di genere, per un’umanità più pacifica e più giusta.

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